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L’assassinio
di Satnam Singh svela il marciume e l’infamia della società borghese
In questi giorni, più
per imbarazzo che per sincera commozione, sta tenendo banco sui media
la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano di Latina che ferito
gravemente invece di essere soccorso è stato scaricato in strada dal
padrone aguzzino.
Il feroce omicidio di
Satnam ha messo in piena luce le condizioni di sfruttamento e
oppressione prossima allo schiavismo in cui vivono centinaia di
migliaia di proletari “irregolari” e perciò sottoposti al più brutale
ricatto padronale.
Il recente
"scoop" giornalistico secondo il quale lo stesso “datore di
lavoro” (ladri di plusvalore, bisognerebbe chiamarli)
risulterebbe già indagato da cinque anni per caporalato, mostra il
putridume di un sistema in cui la vita umana viene sistematicamente
sacrificata sull’altare del profitto, con tutti gli attori a recitare
la loro parte.
Ci sono gli agrari
piccoli e medi, che sfruttano a sangue i braccianti (immigrati o
nativi che siano), subalterni alla grande borghesia capitalista di
cui sono spesso il braccio violento.
Ci sono gli
industriali, che hanno già sentenziato che solo al nord serviranno
più di due milioni di lavoratori stranieri per garantire livelli di
profitto adeguati.
Ci sono i media mainstream,
che contribuiscono a confondere le acque e redistribuire colpe e
responsabilità individuali agli occhi dell'opinione pubblica.
C'è l’opinione
pubblica, che non è certo proletariato, la quale si divide tra chi si
indigna dimenticando i 3-4 omicidi quotidiani sul lavoro e chi si
chiede cosa ci fosse venuto a fare Satnam a lavorare da “irregolare”
in Italia.
C'è il governo Meloni
che dopo aver varato decreti infami anti-migranti parla di "atti
disumani" e fa finta di chiedere pene esemplari, come non
sapesse che Satnam era la classica vittima della sua demagogia
sciovinista e razzista e che, rifiutandosi di istituire il reato di
omicidio sul lavoro, fa sì che i colpevoli riceveranno una blanda
condanna con i benefici di legge.
C’è la sinistra
borghese che per lunghi anni ha discriminato fra migranti “legali” e
“illegali” cianciando di “integrazione” mentre si ampliava l’esercito
di forza-lavoro irregolare (3 milioni in Italia).
Ci sono i capi
sindacali collaborazionisti che continuano a dividere i lavoratori
per sigla e a indire rituali scioperetti locali.
C'è la magistratura
che si muoverà con i suoi tempi e modi, applicando come al solito due
pesi e due misure quando si tratta di capitalisti e di lavoratori
sfruttati.
Ma ci sono anche i
proletari: gli unici che mobilitandosi, unendosi, organizzandosi e
acquisendo la coscienza rivoluzionaria di classe hanno il compito di
costituirsi in Partito comunista per conquistare il potere e
annientare il dominio borghese, strappare fabbriche, terre e
allevamenti ai padroni, socializzarli e costruire una nuova società
umana e solidale.
Siamo a fianco dei
braccianti immigrati che martedì 25 giugno 2024 saranno in sciopero e
in piazza manifestando tutta la loro rabbia contro lo sfruttamento e
i crimini padronali.
Socialismo o
barbarie!
Giugno 2024
Militanza Comunista
Toscana
Piattaforma Comunista
– per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia
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